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LIGURIA - ALLA SCOPERTA DELLE 8 ZONE DOC TRA PONENTE E LEVANTE

LIGURIA - ALLA SCOPERTA DELLE 8 ZONE DOC TRA PONENTE E LEVANTE

La Liguria, con 5.000 ettari vitati su un totale di poco più di 5.000 km2 risulta essere una delle regioni vitivinicole più piccole da cui provengono tuttavia alcune perle enologiche.

La crescita e maturazione delle uve è infatti favorita innanzitutto dal caratteristico clima mediterraneo che alterna inverni piuttosto miti ad estati fresche consentendo, grazie anche ai venti marini, una perfetta maturazione. Nella parte più interna della regione vi è, invece, un clima continentale caratterizzato da forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, ideali per conferire aromaticità alle uve. In ordine al territorio, lungo la costa occidentale della Liguria, la vite viene coltivata su terreni calcarei che rilasciano componenti minerali, mentre nella parte orientale, il cui suolo è costituito da terreni argillosi, i vini acquisiscono struttura e morbidezza.

La gloria dei vini liguri si deve inoltre alle particolari caratteristiche orografiche del territorio, un tutt'uno di strette vallate, ripide colline e montagne spioventi sul mare che rendono difficoltosa la coltivazione della vite e di qualsiasi altra piantagione. Produrre vini in Liguria presuppone dunque una grande passione e tanto spirito di sacrificio ben ripagato, per fortuna, da vini di eccellente qualità. Il successo dei vini liguri ha infatti origini remote, secondo una tradizione millenaria che comincia con i Greci, continua con i Romani e attraversando i secoli arriva fino ai giorni nostri. Diverse le citazioni, da Strabone a Plinio il Vecchio, e se per il primo i vini liguri erano prodotti in quantità limitata, aspri e resinosi, il secondo ne fa gli elogi nella sua Naturalis Historia, affermando che “I vini lunensi detengono la palma dell'Etruria”. Tra le numerose testimonianze successive quella di Francesco Petrarca che espresse lodi ai vini delle Cinque Terre: "i gioghi così famosi per i dolci pampini" di Monterosso e Corniglia, superiori, a suo dire, al Colli di Falerno e all'etiope Meroe. All'epoca primeggiava una zona della Riviera di Ponente, le Cinque Terre (particolarmente celebrato per le sue virtù medicinali era lo Sciacchetrà) e la zona intorno a La Spezia. Celebre per diversi secoli la ricchezza dei vitigni liguri, dovuta ai collegamenti commerciali con l'estero di cui Genova era protagonista, che all'inizio del Novecento se ne contavano ben 600. Poi la peronospera e la fillossera misero in ginocchio la viticoltura ligure, che ha ripreso vigore solo in tempi recenti. 

Il contesto attuale è formato da tanti piccoli produttori che raramente superano la quota individuale di 100mila bottiglie mantenendo livelli di elevata qualità.  La Liguria comprende 8 DOC e nessuna DOCG, per un totale di circa 31.300 ettolitri di vino a denominazione d’origine prodotti nel 2016, che rappresentano lo 0,15% della produzione nazionale di vini DOP. Le 8 zone DOC si trovano nell’arco ligure da Ponente a Levante, organizzate sul territorio in funzione di specifici disciplinari di produzione.

 

Nel dettaglio i vini DOC della Liguria sono i seguenti:

  1.  DOC Rossese di Dolceacqua o Dolceacqua, 1972. Rosso di pregio, è il vino ligure più “francese”.

  2. DOC Riviera Ligure di Ponente, 1988, “contenitore” delle tipologie PigatoVermentinoRossese (d’area ingauna) vinificate in purezza, si estende a Levante dapprima fino ad Albenga e Finale Ligure, poi fino a Cogoleto e Arenzano. E’ prodotta con i vitigni Alicante, Moscato bianco, Pigato, Rossese e Vermentino e comprende le cinque sottozone Albenganese, Finalese, Quiliano, Riviera dei Fiori e Taggia.           È presente nelle varianti granaccia o alicante, anche nelle tipologie superiore e passito, moscato, anche nelle tipologie frizzante e  vendemmia tardiva.

  3.  DOC Pornassio o Ormeasco di Pornassio, 2003. DOC di “confine” fra savonese e imperiese e fra Liguria e Piemonte (sei vicino alla suggestiva Ormea in Val Tanaro), comprende il Pornassio Rosso, il Rosso Superiore, lo Sciac-trà (rosato), il Passito ed il Passito liquoroso.

  4. DOC Val Polcevera, 1999. Questa valle, il cui nome antico era “purcifera”, vista la presenza dei maiali (e quindi dei salumi), propone inconfondibili all’olfatto e al gusto la Bianchetta), il Bianco anche in versione spumante e passito, il Vermentino, il Rosato e il Rosso

  5.  DOC Golfo del Tigullio, 1997, estesa su 36 Comuni, con versione di  Bianco anche spumantizzato, Vermentino, Rosato e Rosso, Ciliegiolo, Moscato e passito.  

  6. DOC Colline di Levanto, 1995, Bianco (delicate note di mandorle) e Rosso.

  7. DOC Cinque Terre, 1973. Comprende Bianco e Passito Sciacchetrà. prodotto in quantità limitatissima (con le varianti passito e riserva) deriva dai vitigni Bosco, Albarola e Vermentino. Si suddivide in tre sottozone: Costa de Sera, Costa de Campu e Costa da Posa.

  8.  DOC Colli di Luni, 1989, annovera BiancoVermentinoRosso ed è prodotta con uve Vermentino, Trebbiano toscano, Sangiovese, Ciliegiolo e Cabernet.

Nelle varie zone di produzione è possibile passeggiare e godere  rito della vendemmia per poi ritirarsi in un posto tranquillo a degustare qualche calice del nettare locale.